Il Diario da matto

Il Diario da matto

Okinawa vista dagli italiani

{ 02:37, 7 May 2010 } { 0 commenti } { Link }
Il trasferimento della base americana di Futenma e' oggi un argomento di cui molto si parla in Giappone. La nascita di questa base risale al 1945, anno in cui gli americani conquistarono l'isola di Okinawa. Quella di Futenma e' una base aerea con una pista particolarmente lunga, costruita per sferrare numerose incursioni aeree contro le principali isole  giapponesi. Dopo la guerra, e dopo la restituzione di Okinawa al Giappone nel 1972, la base ha continuato ad esistere. Da allora sono passati circa sessanta anni ma la base continua ad essere attiva nonostante le dure proteste degli abitanti dell'isola. Il problema e' di difficile soluzione perche'i rapporti tra Stati Uniti, Giappone e paesi asiatici limitrofi, sono molti stretti. Tuttavia nel settembre del 2009, in Giappone la situazione sembra possa mutare dopo le elezioni politiche che hanno visto andare al governo, dopo lunga assenza, il Partito Democratico di sinistra. I rapporti con l'America, seppur sempre improntati ad una grande amicizia, sembrano destinati a cambiare. Infatti, il nuovo Primo Ministro, Hatayama Yukio ha dichiarato di avere intenzione di chiedere agli Stati Uniti di trasferire la base lontano da Okinawa, esaudendo cosi' le recriminazioni portate avanti da anni dagli abitanti dell'isola. A questo punto pero' si pone un altro problema; dove sara' trasferita la base? Se ne e' discusso ripetutamente ma ancora una decisione non e' stata presa in merito. Vi e' pure l'ipotesi di trasferire la base a Camp Schuwab, a Henoko, dove doveva essere trasferita da tempo. Questo cambiamento nelle posizioni del nuovo governo giapponese rispetto al precedente e i continui tentennamenti del governo hanno irritato gli americani. Per una risposta definitiva su questa questione da parte di Hatayoma si dovra' attendendere fino a Maggio di questo anno; questo e' tutto quello che ad oggi e' dato sapere in Giappone sul problema di Futenma.

A proposito delle basi di Okinawa, tre filmakers italiani sono venuti a documentare questa complessa situazione nell'Ottobre del 2008, cioe' prima che Hatoyama ed Obama venissero eletti presidenti. I tre documentaristi italiani documentano la situazione di Futenma e Henoko, riprendendo le rispettive basi, raccogliendo scomode testimonianze direttamente dagli abitanti dell'isola e documentando i problemi ambientali subiti dalla scogliera di corallo minacciata dalla costruzione della base. Per uno strano destino, anch'io ho collaborato alla realizzazione del documentario e ne sono rimasto turbato. Avevo la sensazione che  quei tre documentaristi italiani, col loro sguardo cosi' diverso, fossero riusciti a far emergere una specie  di ''malattia giapponese''. Nonostante in Italia non si conosca cosi' dettagliatamente il rapporto tra Giappone e America , il problema delle basi americane li ha portati sin qui, segno evidente di come Italia sia in qualche modo emblematico per la questione basi militari americane. Sono partiti documentando la situazione della citta' di Vicenza, dove e' molto discusso l'allargamento di una base americana preesistente. Oltre a questa, in generale, in Italia ci sono almeno 20 basi americane riconosciute ufficialmente, tutte nate dopo la seconda guerra mondiale. Lo scopo dei giovani film-makers, Enrico Parenti e Thomas Fazi e' quello di approfondire il tema relativo alla presenza delle basi militari americane in piu' di cento paesi in tutto il mondo. Oltre a documentare la situazione di Okinawa e Vicenza, sono stati negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Kossovo ed in Macedonia. Il titolo del documentario e' "Standing Army"; La montatrice di questo lavoro è Desideria Rayner, quella del fortunato documentario "l'Orchestra di Piazza Vittorio".

Lavorando con loro e vedendo il film finito, ho fatto delle riflessioni che voglio riportarvi. Sono due tipi di persone che criticano le basi americane. Al primo gruppo appartengono gli intellettuali occidentali che osservano il problema (tra gli altri cito Gore Vidal, lo scrittore di "Myra Breckinridge" e Noam Chomsky, il filosofo che insegna al Massachusetts Istitute of Technology); il secondo gruppo e' invece composto da gente comune che vicino alle base vive e lavora, "vittima" della presenza spesso problematica  di queste basi. Nel film si vedono gli esuli di Diego Garcia, un piccolo e meraviglioso atollo nell'oceano indiano. La loro e' la storia di profughi che sono stati cacciati via dalla loro isola per permettere la costruzione di una base americana. Un episodio veramente crudele. Anche gli abitanti di Okinawa appartengono a questo seconda tipologia di critici delle basi. La parte ambientata ad Okinawa occupa circa un quarto del film. Ecco alcune delle situazioni raccontate: Un vecchio che si e' accampato davanti all'ingresso di una costruenda base; gli abitanti che protestano con trasporto contro i propri governanti; ma questi ultimi, piu' che criticare le basi razionalmente, le incriminano con tono vittimististico, dicendo infatti "Siamo povere vittime". Quando si confronta quest'ultimo gruppo con il primo, il contrasto e' ancora piu' evidente. Naturalmente questi non sono gli unici a protestare contro le basi ad Okinawa, ma vedendo il film, ho percepito che questo sia la realta' che hanno ripreso gli italiani, vista coi loro occhi.

La data di pubblicazione del documentario in Italia e' rinviata per lavori di radazione e di sottotitolaggio. Nel frattempo sia in America che in Giappone, sono cambiati i governi. Quello del trasferimento della base e' diventato un grosso problema da risolvere urgentemente e proprio per questo l'Okinawa vista dagli italiani potrebbe essere un documentario prezioso.

"Standing Army" verra' pubblicato in Italia in DVD dalla casa editrice Fazi verso maggio di quest'anno. E partecipa il Tekfestival del nuovo cinema aquila a Roma.


 http://standingarmy.jimdo.com/trailer/

http://www.tekfestival.it/component/filmdb/?task=view&id=886

       



Le generazioni di Noi

{ 22:41, 9 November 2009 } { 0 commenti } { Link }

Noi. In italiano e' il pronome che si usa per indicare la prima persona prulare. Se lo traducessi, in giapponese la forma standard, sarebbe''watashitachi ha'' oppure''watashitachi ga''. Naturalmente io e te insieme si dice noi, come anche io con tu o lui o loro, si dice noi. Cioe' noi e' una parola molto forte che include tutte le persone che sono intorno al soggetto io.

Proprio questa parola cosi' forte ha dato il titolo ad un romanzo pubblicato a fine dell’agosto di questo anno, il cui autore e' Walter Verltorni. Ha ricoperto i vari incarichi da direttore del giornale di sinistra ''L'Unita''' a vicepremier del governo Prodi, a sindaco di Roma. Questo segretario di Partito Democratico si e' candidato per il presidente di consiglio del ministero ad aprile del 2008. Ma e' sconfitto umiliamente da Berlusconi. Successivamente, mentre il partito di sinistra si indevoliva a causa delle sconfitte nelle elezioni di regione e le corruzioni,  lui si e' dimesso dal carico, dicendo ''Vi chiedo scusa. Non ce l'ho fatta''.

Era molto attivo per le imprese culturali come si vede il fatto che ha fondato il film festival di Roma. E gia' aveva pubblicato anche qualche libro letterario.  Essi erano talmente suggestivi, ma questa volta lo e' molto di piu', sopratutto nella sua copertina. Il muro su cui e' disegnato la parola NOI in rosso di vernice per far notare. Visto che probabilmente ci e' un buco al posto dell'O, un ragazzo intravede dentro chinandosi. E ha una fotocamera a mano. Sono monotone le altre parte tranne la palora NOI. Questa figura puo' richiamre prorio la storia del romanzo.

Il 1943 in cui Roma fu bombardata, il 1963 in cui ha assunto il boom economico, il 1980 in cui si è terminato il movimento terroristico e il 2025 ch'e' il futuro. Le quatro generazioni diverse dai punti di vista di quattro ragazzi raccontano gli eventi storici di Italia. I quattro ragazzi sono della stessa famiglia, quindi per esempio, il ragazzo protagonista della prima generazione, appare come il padre del protagonista della seconda generazione. Il titolo, la copertina e la storia tutti tre esprimono i masaggi troppo esplicitamente. ''L'italia dove abbiamo vissuto con tante difficolta'. Bnche' ancora oggi e' problematica economicamente e politicamente, la tramandiamo alla nuova generazione avendo la speranza''. E proprio due mesi dopo della pubbulicazione di questo libro, il25 ottobre, si e' svolta l'elezione per scegliere il nuovo segrtario del PD che era una volta il suo carico. Si vede insistere opinioni politiche attraverso la letteratura, non solo in Italia ma tutto il mondo. Pero' credo che questo tipo cosi' evidente sia raro in nostri giorni.

Nel romanzo c'e' il episodio seguente. Il protagonista della prima generazione, Givanni utilizza solo una matita nera per la pittura e con le graduazioni del colore grigio, puo' descrivere qualsiasi panorama. Lui comoncia a capire il grigio creato dalla sua matita come il misto del giorno e la notte, ossia del bene e il male. Tuttavia, a mano a mano che procede la sotria, lui incontra le scene che non riesce a discrivere solo con il grigo di matita; la serata modesta ma divertente in cui ha passato con tutta la famiglia, la confusione dopo il bombardamento e il mare dove l'haaccompagnato suo padrre.

Dal mio punto di vista personale, Italia e' un paese in cui la gente esprime chiaramente l'idea di bianco e nero. Fascisti e partigiani, PCI e DC, ecc. Dove ci sono due poli, e si scontrano intensamente le opinioni opposte. Anche oggi le si vede molto spesso attraverso la TV o l'altra mass media. Ma in genere inclinevolmente non si puo' giustificare solo bianco e nero. Sopratutto nel mondo politico, credo che sia importante come insistere al posto possibilmente neutro, ossia la grey zone. Il grigio di Giovanni rappresenra questa zona larga. Ma quando cerca di discrivere con il sentimento eccezionalmente forte come la gioia o la tristezza, a lui non basta solo il colore grigio.

Il romanzo comprende parecchi messaggi cosi' molto significativi. Ma io che abito in Italia come un studente giapponese, l'ho letto vedendo loro, invece di noi. Fino alla fine non sono riuscito a diventare uno di Noi che Veltroni chiama e vedevo la cosa da una certa distanza. Per questo avro' avuto l'impressione leggermente cinica che sia forse troppo esplicito.

Quindi vorrei davvero sapere come si sono sentiti le persone interno a Noi, che e' il titolo del romanzo cosi' pieno di speranza.



Quanno verita' splendea.

{ 13:21, 25 July 2009 } { 0 commenti } { Link }

 Ieri scendevo in fretta le scale per prendere la metro. Sotto le scale c'erano tre carabinieri in divisa, i quali mi sembarano di controllare o sorvegliare qualcosa. Quando scesi, mi fermarono e uno di loro mi disse, "Scusa se ti ho fermato. Ma stiamo facendo un sondaggio"-continuo'-"Sei di Roma o di Lazio?"

 Quando mi fermarono, pensavo di domandarmi se sia clandestino. Ma la verita' e' che a loro interessa piu' un romanista che un clandestino.  



Io, povero cinese

{ 23:32, 24 November 2008 } { 0 commenti } { Link }

 Quasi tutti gli abitanti del palazzo mi prendono un cinese. Quando salgo con l'ascensore insieme agli altri e scendo al terzo piano dove abito io, mi dicono "Ehi! Ma dove vai? Ancora non siamo arrivati al settimo piano", o "Ah, gia arrivati al settimo?" perche' ci abitano dei cinesi veri nel settimo piano.

 

Invece sono giapponese. Stato per tre anni in Italia, mi sono molto abituato dei loro comportamenti e molto convinto di accettarli. Ma a volte per essi provo ancora un fastidietto. Una volta a ritirare il pacco, parlai con il portiere, un ciccione con la barba e capelli lunghi. Ad un certo punto mi disse che sono cinese. E rispondei,

"No, sono giapponese."

"Vabbe,-fece lui-siete uguali."

Allora ribattei, "Ma italiani e francesi sono uguali?"

"Si'.-rispose-Quante braccia ce l'hai?"

Contiuo' a parlare, "Quante gambe ce l'hai? Quanti occhi ce l'hai? In fondo noi tutti siamo uguali. Io che faccio il portiere, devo communicare ugualmente con tutti quelli che passano davanti a me."

Cosi' mi disse la sua filosofia con una faccia orgogliosa e soddisfatta. Io salii senza una parola piu'.

 

 A volte mi piacciono le loro parole perche' suonano sicure. A volte no, perche' ogni tanto si rendono solo stupidaggini leggere. Insomma.

La considerazione relativa tra il film e il Manga 6

{ 03:21, 17 December 2007 } { 2 commenti } { Link }

3. OKAZAKI Kyoko

 

 OKAZAKI Kyoko, una autrice carismatica degli anni '80-'90, mostra gli influssi cinematografici nelle sue opere in modo piu` chiaro. Ispirandosi non solo al cinema. Ma anche alla letteratura, la musica e la filosofia, ne sparge gli elementi nei suoi manga. In una vignetta di "Tokyo Girls Bravo la parte sconda"(1992), ad esempio, si ispira a J.L.Godard: tuttavia, osservando piu` da vicino il disegno, si nota che il riferimento e` quasi frutto del caso, essendone una copia piuttosto grossolana.

 Anche Okazaki deve aver visto molte opere cinematografiche, cosi come molti altri tipi di opere. In modo capriccioso, come e` troppo della sua personalita`, inserisce una miriade di citazioni prendendo spunto dalla sua grande culutura artistica. A volte, come abbiamo visto poc'anzi, nelle vignette inserisce opere di artisti famosi; altre volte ne cita addirittura il nome, annunciandolo attravrso i tanti "Mi piace..." dei suoi personaggi. Poiche` ha scritto su "Feel Young", in molti l'hanno accostata a UCHIDA Syungiku e ANNO Moyoko. Ma osservando le sue peculiarita`, si nota facilmente come sia invece unica nel suo genere.

 

 Passiamo ad un esempio costruito in questo modo particolare. "Io sono una tua cagna"(1994). Il titolo inglese e` "I wanna be your dog" e deriva da una canzone degli Stooges.  LA  storia viene divisa in cinque parti a secondo delle situazioni in cui si trova la protagonista; la terra del primo amore, l'inferno del primo amore1, il paradiso del primo amore, l'inferno del primo amore2 e il purgatorio del primo amore. Nonostante sia una parodia della "Divina commedia" di Dante composta dall'inferno, il purgatorio e il paradiso,  i capitoli e la trama non le corrispondono molto. Ecco la scorretezza di Okazaki. Tuttavia la protagonista viene chiamata "Hoshiyama Hoshiko"(Stellina Stellone). E` l'altra parodia della "Divina Commedia" in cui tutte e tre le parti terminano con la parola "Stella". Benche` ci sia la parte scorretta, c'e` anche la parte fine. Quello e` un grande aspetto di Manga okazakiano.

 

 Ora notiamo le frase manoscritte inserite ad ogni parte, che esprime le sensazioni di Hoshiko attraverso l'opera. Essi, come riferisce nella postfazione dell'opera, sono la parodia di un filmino intitolato "Acqua dentro dell'orecchio"(Mimi no naka no Mizu) da UTAGAWA Keiko.

 

 L'opera di titolo, "Io sono una tua cane" e` ispirata moltissimo al film di UTAGAWA Keiko, "Acqua dentro dell'orecchio". Mentre il lavoro di Image Forum, sono riuscita a vedere quel film, facendo un chance meeting. Mi hanno colpito i monologhi manoscritti

del genere che sono inseriti nel film. Lo utilizzo cosi direttamente. Quest'opera dedico a Signora Utagawa. Grazie.     

 

 UTGAWA Keiko e` una artista che cominciata a far le produzioni delle immagini nel corso d'immagini presso all'universita` d'arte di Tama, lascia qualche filmino. Con l'"Acqua dentro dell'orecchio"(1993), vince il premio speciale di giudice nell'anno seguente. Non appena esce questo film, guardandolo Okazaki viene colpito. La storia e` che una ragazza(Utagawa, se stessa) che vive con il comlesso di aver seni piccoli, osa sommergersi nell'acqua di bagno a far entrare l'acqua dentro dell'orecchio in cui immagina che il fidanzato ci nuota. Con questa fantasia, a mano a mano lei esce al mondo estero. E` una storia assurda e introspettiva, in cui spesso vengono inserite le frasi manoscritte come i monologhi della protagonista. Okazaki confessa di essere ispirata da esse. In confronto del "Io sono una tua cane", ci sono le corrispondenze larghe, ma assai significate; monologhi di una ragazza e le protagoniste che hanno il complesso. E realizza subito sul suo Manga, quello che le ha colpito. Il suo senso per le arti e` cosi l'energia da creare sue opere. Ma vedendo la postfazione in cui innocentemente dedica l'opera a Utagawa, si capisce che il suo atteggiamento e` per natura anziche` furbo. E all'autrice che descrive il Manga nella maniera cosi particolare, il cinema e` un elemento non mancabile.



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